Descrizione
Col giungere da Roma della venerabile reliquia del corpo di Sant'Urbano martire, riesumato dal cimitero di San Ciriaco e ancor oggi venerato in San Francesco, arrivarono il 14 ottobre 1713 anche altre importanti reliquie inserite in reliquiari. L'operazione, come indica il libro manoscritto su pergamena esposto in museo, iniziò il 10 agosto 1710, sotto il decimo anno del pontificato di Clemente XI (il proliferare del culto delle reliquie in ambito settecentesco è da mettere in relazione con l'incremento della devozione a Maria Vergine e ai Santi promosso
proprio da questo pontefice), quando il padre Giuseppe Maria Bruni di Cassine, confratello dell'Ordine Minore
dei Conventuali di San Francesco, ne richiese la donazione al vicegerente Domenico Zauli e al cardinale Gaspare di Carpegna, vicario del papa.
proprio da questo pontefice), quando il padre Giuseppe Maria Bruni di Cassine, confratello dell'Ordine Minore
dei Conventuali di San Francesco, ne richiese la donazione al vicegerente Domenico Zauli e al cardinale Gaspare di Carpegna, vicario del papa.
Le varie reliquie furono acquisite in occasione di ricognizioni, collocazioni e sigillature di reliquiari, per mandato del santo padre, eseguite da prelati della curia pontificia, nelle chiese di Sant'Agnese fuori le mura, di San Francesco a Ripa, di San Francesco dell'Urbe (ove dimorava padre Giuseppe Maria) ed altre ancora.
Le autentiche delle reliquie vennero effettuate dallo Zauli, con il suo sigillo su cera rossa di Spagna.
Le autentiche delle reliquie vennero effettuate dallo Zauli, con il suo sigillo su cera rossa di Spagna.
I reliquiari lignei appartengono ad un unico complesso di ventotto pezzi e poggiano su basi tronco piramidali, modanate ed incavate; comprendono busti dei dodici Apostoli (h cm 38) di cui si mostrano tre esemplari; undici
statue a figura intera di santi (h cm 72-74 circa) tra cui sono esposti: San Giuseppe, Santa Caterina d'Alessandria,
Sant'Antonio Abate, San Pio V, San Sebastiano; completano la serie due reliquari con angeli (h cm 75) di cui per uno è andata dispersa la reliquia, mentre per l'altro sussiste un frammento della colonna detta di Santa Prassede, posta nella Chiesa stessa romana.
statue a figura intera di santi (h cm 72-74 circa) tra cui sono esposti: San Giuseppe, Santa Caterina d'Alessandria,
Sant'Antonio Abate, San Pio V, San Sebastiano; completano la serie due reliquari con angeli (h cm 75) di cui per uno è andata dispersa la reliquia, mentre per l'altro sussiste un frammento della colonna detta di Santa Prassede, posta nella Chiesa stessa romana.
Le figure slanciate dei reliquiari a figura intera, le loro torsioni, i rigonfiamenti degli abiti, trovano confronto nella tarda produzione post-berniniana. Furono eseguite tra il 1710 e il 1711, probabilmente da Sebastianum de Hippolitis Romanum Artificiem, personaggio documentato quale autore dell'urna in cui fu deposto il corpo di Sant'Urbano, stilisticamente simile ai reliquiari.
Sebastiano Ippoliti con la sua bottega, ebbe un ruolo fondamentale nell'intera vicenda e la sua abitazione-laboratorio era posta in Roma dove ab Urso tendit ad Plateam Pontis, sulla sponda sinistra del Tevere di fronte a Castel Sant'Angelo. La sua attività è pure documentata nel 1706 per la costruzione e ricomposizione di un'urna contenente le ossa di San Giulio martire posta nell'oratorio dei Santi Sebastiano e Rocco a Campo Ligure.
Insieme con la venerabile reliquia del corpo di Sant'Urbano martire sabato 14 ottobre 1713 arrivarono da Roma, in una cassa, le dette reliquie. A tal proposito si riscontra il probabile riutilizzo di parte di questo cassone nell'eseguire il fondo di un cassetto di uno degli armadi della sacristia, costruiti nel 1713, in quanto sulle tavole compare la scritta: ... dell'Eminentissimo Signor Camerlengo di ... , chiaro riferimento al cardinale custode dei beni della Camera Apostolica che inviò le preziose reliquie a Cassine. Alla presenza dei testimoni Nicola Costantino Marengo e Guido Badaloto, rappresentanti della curia vescovile di Acqui assieme al cancelliere Carlo Antonio Mignotti, arciprete della cattedrale di Acqui, inviati dal vescovo Carlo Antonio Gozzano, in presenza del padre guardiano Francesco Antonio Predazzi accompagnato dai confratelli Marco Antonio Bruni, Pietro Bellono, e Felice Posterla, venne aperta la detta cassa di legno, chiusa con ferri e nastri di seta rossa con sei sigilli dell'arcivescovo vicegerente Domenico de Zaulis, vicario del cardinate al soglio pontificio Gaspare di Carpegna.