Descrizione
È il luogo in cui si riuniva il collegio dei frati, ossia il capitolo. Essa fu anche utilizzata da laici per la stesura di atti, come documentato nell’archivio della famiglia Zoppi ad iniziare dal 1355, anno in cui fu redatto il testamento di Giacomo Gambarotta.
Per il suo recupero integrale, sì è ripristinata la completa unitarietà della sala e del ciclo affrescato, poiché nel tempo fu suddivisa in due ambienti. Si è attuata la demolizione della parete divisoria su cui appoggiavano i due solai soprastanti. Il successivo passaggio è stato il rifacimento in legno di un nuovo ed unico soffitto, sorretto da travature, che ne consentisse una piena valorizzazione.
Il ciclo pittorico alle pareti, eseguito ad affresco attorno al terzo decennio del XIV secolo, conduce ad una cultura lombarda del gotico internazionale legata all’orbita del maestro della tomba Fissiraga in San Francesco di Lodi.
Le scene sono scandite geometricamente da un fregio geometrico finto cosmatesco e raffigurano al centro della parete orientale una Crocifissione affollata da vari personaggi, con annotazioni di costume.
Sul lato destro compaiono San Francesco e San Giacomo.
Sulla parete settentrionale sono effigiate le Storie dei Magi e l’Adorazione del Bambino in braccio alla Vergine assisa in trono. Sulla parete opposta è ancora la Vergine col Bambino in trono e raffigurazioni di santi che trovano riscontro nel culto locale; tra loro compaiono Sant’Antonio Abate, Santa Caterina d’Alessandria e San Giorgio.
Sulla parete settentrionale sono effigiate le Storie dei Magi e l’Adorazione del Bambino in braccio alla Vergine assisa in trono. Sulla parete opposta è ancora la Vergine col Bambino in trono e raffigurazioni di santi che trovano riscontro nel culto locale; tra loro compaiono Sant’Antonio Abate, Santa Caterina d’Alessandria e San Giorgio.
Superiormente alle scene corre un fregio che racchiude clipei con profeti, intercalati da motivi fogliari.
Nelle vetrine sono esposti alcuni reliquiari lignei, dipinti e dorati, appartenenti ad un unico complesso, parzialmente esposto, pervenuto da Roma il 14 ottobre 1713 per donazione del vicegerente Domenico Zauli e del cardinale Gaspare di Carpegna, dietro supplica del padre francescano Giuseppe Maria Bruni di Cassine ed in dotazione alla chiesa di San Francesco. Tale donazione era rilasciata a corredo delle spoglie di Sant’Urbano Martire, venerate in chiesa.
La serie dei reliquiari comprende varie statue di santi tra cui quella di San Francesco, San Pio V, San Giuseppe, Santa Caterina di Alessandria, coppie di angeli, due braccia con le reliquie di San Biagio e Sant’Alessandro, i busti dei dodici Apostoli ed altre reliquie ancora. Furono eseguiti tra il 1710 e il 1711, probabilmente da Sebastiano Ippoliti e dalla sua bottega romana.
Altro reliquiario d’insigne importanza, custodito in apposita teca, è quello del triregno funebre del papa San
Pio V. Il triregno, come indica una scritta su lamina metallica, fu quello con cui il pontefice fu traslato nel sepolcro della cappella del Presepe in Santa Maria Maggiore a Roma e portato nel convento cassinese dal confratello “Fra Ioseph Mariae de Cassinis”. La datazione del triregno potrebbe porsi al 1588, momento del trasferimento dalla prima sepoltura del 1572 nella basilica di San Pietro. In occasione delle ricognizioni del 1697 – 1698, quando la salma fu traslata nel mausoleo della cappella Sistina in Santa Maria Maggiore, il triregno venne consegnato all’arcivescovo Domenico Zauli e questi, successivamente, la consegnò al frate cassinese in favore del convento di San Francesco.
Pio V. Il triregno, come indica una scritta su lamina metallica, fu quello con cui il pontefice fu traslato nel sepolcro della cappella del Presepe in Santa Maria Maggiore a Roma e portato nel convento cassinese dal confratello “Fra Ioseph Mariae de Cassinis”. La datazione del triregno potrebbe porsi al 1588, momento del trasferimento dalla prima sepoltura del 1572 nella basilica di San Pietro. In occasione delle ricognizioni del 1697 – 1698, quando la salma fu traslata nel mausoleo della cappella Sistina in Santa Maria Maggiore, il triregno venne consegnato all’arcivescovo Domenico Zauli e questi, successivamente, la consegnò al frate cassinese in favore del convento di San Francesco.
Nella Sala capitolare sono ancora esposti due Crocifissi lignei policromi di ambito alessandrino, databili tra XV – XVI secolo, e un capolavoro dello stesso periodo, di scultore piemontese – lombardo, costituito dalla statua in legno policromo di Sant’Antonio Abate.